Origine dell’olio d’oliva tra miti e leggende

Fin dagli albori della civiltà l’ulivo è stato un simbolo positivo di sacralità e pace. L’olio d’oliva costituisce un prodotto pregiato da migliaia di anni ed è stato definito “il sangue vitale” delle società che si sono sviluppate attorno al bacino del Mediterraneo.

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L’olivo e la generosità dei suoi raccolti sarebbero stati fatti conoscere all’umanità dalla dea dell’antico Egitto Iside. Sarebbe stata lei ad insegnare agli uomini a coltivare l’albero e a estrarre l’olio. Inoltre l’olio d’oliva ha sempre avuto un ruolo importante nei riti funerari egizi, utilizzato per il culto dei morti faceva parte degli ingredienti necessari per l’imbalsamazione. Le mummie della XX dinastia (1200-1090 a.C.) erano ornate di ghirlande e ramoscelli d’ulivo intrecciati.
La mitologia romana attribuisce a Ercole l’introduzione dell’olivo dal Nord Africa. La dea romana Minerva si sarebbe presa la cura di insegnare e diffondere l’arte della coltivazione dell’olivo e l’estrazione del suo olio. Secondo un’altra leggenda l’olivo risalirebbe al primo uomo: la prima pianta d’olivo sarebbe nata dalla gamba di Adamo dopo che un angelo diede a Seth, figlio di Adamo, tre semi da mettere fra le labbra del padre dopo la sua morte, uno di cedro, uno di cipresso e appunto uno di olivo.

Gli antichi greci narravano di una gara fra il dio del mare Poseidone e la dea della pace Atena. La vittoria sarebbe stata assegnata a chi avesse prodotto il dono più utile per una città di recente costruzione nella regione greca dell’Attica. Poseidone colpì una roccia con il suo tridente e ne scaturì una copiosa sorgente. L’acqua cominciò a fluire e dalla sorgente apparve un cavallo, simbolo di forza e potenza, aiuto prezioso in guerra. Invece Atena conficcò nel terreno una lancia, che divenne una pianta di olivo: simbolo di pace, fonte di cibo e combustibile. Il dono di Atena fu considerato il più grande, e la nuova città, in suo onore, fu chiamata Atene. L’olivo è tuttora considerato un dono divino. Ancora oggi un olivo cresce sull’Acropoli di Atene.

Oltre che per la sua funzione di fornire calorie preziose alla dieta l’olio d’oliva fu usato in molti altri modi. Venne usato come combustibile per le lampade e per finalità cosmetiche. Gli atleti consideravano i massaggi con olio d’oliva essenziali per mantenere i muscoli sciolti. I lottatori aggiungevano sabbia e polvere al loro olio per impedire la presa agli avversari. Le donne usavano olio d’oliva per mantenere giovane la pelle e lucidi i capelli. Si pensava anche che l’olio aiutasse a prevenire le calvizie e a promuovere la forza. In Grecia i medici prescrivevano olio d’oliva per numerosi disturbi e malattie come nausea, colera, ulcera e insonnia.
Nella Bibbia ci sono molti riferimenti all’olivo e all’olio d’oliva, ad esempio: dopo il diluvio la colomba, uscita dall’arca, tornò portando a Noè un ramoscello d’olivo per annunciare il ritiro delle acque dalla terra. Mosè riceve l’istruzione di preparare un unguento a base di spezie e olio d’oliva. Il buon samaritano versa olio e vino sulle ferite delle vittime delle bande di predoni. Nella città di Gerusalemme c’è il Monte degli Ulivi.

Il grande poeta Omero chiamava l’olio d’oliva “oro liquido”, mentre Democrito sosteneva che una dieta a base di olio d’oliva e miele potesse permettere ad un uomo di vivere cento anni. Nell’Odissea la maga Circe trasforma i compagni di Ulisse in maiali, e Ulisse convince la maga a restituirli alla forma umana, ciò avviene ricoprendoli di unguento. L’unguento di cui parla Ulisse è l’olio d’oliva che sarebbe tanto miracoloso da cambiare le sembianze e favorire il ringiovanimento. Sempre Ulisse costruì la sua camera nunziale ricavando il letto dal tronco di un olivo. Nell’antica Grecia l’olivo divenne sinonimo di tempo di pace, infatti noi diciamo ancora di porgere un ramoscello d’olivo in segno di pace. L’olivo fu considerato anche simbolo di vittoria, e i vincitori dei giochi olimpici ricevevano un serto di foglie di olivo oltre a un premio in olio. In varie epoche e varie culture l’olio ha simboleggiato potere e ricchezza, verginità e fertilità. L’olio d’oliva è stato usato per secoli per ungere imperatori e re nelle loro incoronazioni.

Infine l’olivo rappresentava la forza infatti un tronco d’olivo era il bastone di Ercole. Rappresentava anche il sacrificio infatti la croce su cui fu crocifisso Gesù era di olivo. Nel Medioevo l’olio d’oliva era un bene prezioso destinato principalmente all’uso liturgico. Solo dopo l’anno Mille per opera delle comunità monastiche, l’agricoltura ebbe nuovi impulsi con la bonifica di terreni paludosi e la messa a dimora di nuove piante di olivo. Dopo il XII secolo l’interesse per l’olivo e l’olio ebbe una costante crescita. Per far fronte alla massiccia domanda molti commercianti veneziani e genovesi si dedicarono al suo commercio. In poco tempo il commercio dell’olio d’oliva divenne uno dei pilastri della fortuna commerciale e politica della Serenissima.
Nel Mezzogiorno d’Italia i monaci Basiliani, ai primi del Duecento, impiantarono vastissimi oliveti in Puglia. Di fronte alla crescente richiesta dei mercanti italiani e europei, la Puglia ben presto si trasformò e divenne la maggiore regione olivicola d’Italia. Nel 1700 si registrò un forte aumento della produzione e del commercio di olio in tutta la penisola in seguito allo sviluppo del libero mercato su scala nazionale e internazionale e alla eliminazione delle imposte sugli oliveti. Aumentarono le quantità di olio prodotte, i profitti e le superfici piantate a olivi. Il secolo XVIII è considerato il secolo d’oro per l’olivicoltura nazionale: l’olio italiano veniva considerato sul mercato il migliore del mondo.

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